Sintesi
La citicolina (citidina-5′-difosfocolina, CDP-colina) è un intermedio endogeno della via di Kennedy, il percorso biosintetico della fosfatidilcolina. Somministrata per via esogena, viene idrolizzata in colina e citidina, che sono assorbite separatamente e riutilizzate a livello del sistema nervoso centrale per la sintesi dei fosfolipidi di membrana e dell’acetilcolina. Sono stati descritti effetti aggiuntivi su neurotrasmissione dopaminergica, sistemi antiossidanti endogeni, funzione mitocondriale e contenimento dell’eccitotossicità glutamatergica.
Il corpo di evidenza clinica è ampio ma disomogeneo. Nell’ictus ischemico acuto e nel trauma cranico moderato-grave gli studi confirmatori di maggiori dimensioni hanno dato risultati negativi. Nel decadimento cognitivo lieve, in particolare di origine vascolare, e nell’anziano con disturbi cognitivi cronici i dati sono favorevoli ma prodotti da studi di dimensioni contenute e qualità metodologica variabile. In ambito neuro-oftalmologico l’interesse è crescente ma le revisioni sistematiche non hanno raggiunto conclusioni definitive.
Il profilo di sicurezza è favorevole. In Unione Europea la citicolina è un novel food autorizzato negli integratori alimentari fino a 500 mg/die, senza alcuna indicazione salutistica autorizzata.
1. Introduzione
La citicolina è tra le poche molecole che occupano simultaneamente tre statuti diversi: metabolita endogeno fisiologico, farmaco registrato in alcuni ordinamenti nazionali, e ingrediente alimentare autorizzato in Unione Europea. Questa ambiguità di collocazione ha prodotto una letteratura abbondante ma frammentata, in cui studi clinici disegnati con logica farmacologica convivono con un impiego commerciale di tipo nutraceutico.
Descritta a partire dagli anni Cinquanta come intermedio della biosintesi dei fosfolipidi, ha attraversato tre fasi di interesse clinico: la neuroprotezione nell’ischemia cerebrale acuta (anni Ottanta-Duemila), il declino cognitivo dell’anziano (dagli anni Novanta a oggi), e più recentemente la neuroprotezione retinica e del nervo ottico.
2. Struttura e ruolo biologico
La citicolina è un mononucleotide costituito da ribosio, citosina, pirofosfato e colina (C₁₄H₂₆N₄O₁₁P₂). Nella via di Kennedy rappresenta il substrato attivato immediatamente a monte della fosfatidilcolina: l’enzima CTP:fosfocolina citidililtransferasi produce CDP-colina a partire da fosfocolina e CTP, e la CDP-colina:diacilglicerolo colinfosfotransferasi trasferisce il gruppo fosfocolina al diacilglicerolo generando fosfatidilcolina.
La fosfatidilcolina costituisce la componente maggioritaria dei fosfolipidi di membrana neuronale. Il razionale d’impiego della citicolina esogena si fonda sull’ipotesi che, in condizioni di stress metabolico, ischemia o invecchiamento, la disponibilità di substrato diventi limitante per il turnover e la riparazione delle membrane.
3. Farmacocinetica
La citicolina orale presenta biodisponibilità elevata, prossima a quella della via parenterale. Non è tuttavia assorbita come molecola intatta: viene idrolizzata nella parete intestinale e nel fegato nei due componenti, colina e citidina, che entrano in circolo separatamente.
Elementi rilevanti del profilo cinetico:
- Doppio picco plasmatico di colina e citidina, il primo entro circa un’ora dalla somministrazione, il secondo a distanza di circa 24 ore, compatibile con il riassemblaggio epatico e la ridistribuzione.
- Passaggio della barriera ematoencefalica dei due metaboliti, con successiva risintesi intracellulare di CDP-colina.
- Nell’uomo la citidina è largamente convertita in uridina, che rappresenta il nucleoside pirimidinico circolante prevalente. Questa differenza rispetto ai roditori — nei quali la citidina resta disponibile come tale — è metodologicamente importante, perché limita la trasferibilità diretta dei dati preclinici.
- L’eliminazione avviene prevalentemente per via respiratoria come CO₂, con quota urinaria minoritaria.
4. Meccanismi d’azione proposti
Alla citicolina sono attribuiti effetti su più assi, con livelli di dimostrazione differenti:
Asse fosfolipidico (il più solido). Fornisce substrato per la sintesi di fosfatidilcolina e sfingomielina, e limita la degradazione dei fosfolipidi di membrana attraverso l’inibizione dell’attivazione della fosfolipasi A₂ indotta dall’ischemia. È il meccanismo su cui converge la maggior parte dei dati sperimentali.
Asse colinergico. La colina liberata è precursore dell’acetilcolina. In condizioni di deficit di substrato la sintesi del neurotrasmettitore può utilizzare colina derivata dalla degradazione dei fosfolipidi di membrana (“autocannibalismo colinergico”); l’apporto esogeno è ipotizzato interrompere questo circuito.
Asse mitocondriale. Preservazione della cardiolipina, fosfolipide specifico della membrana mitocondriale interna essenziale per l’attività dei complessi della catena respiratoria.
Asse antiossidante. Stimolazione della sintesi di glutatione e dell’attività della glutatione reduttasi.
Asse eccitotossico. Riduzione dell’accumulo di glutammato extracellulare in modelli di ischemia.
Asse dopaminergico. Aumento della sintesi e del rilascio di dopamina striatale, con inibizione della ricaptazione. È il meccanismo alla base dell’interesse nei disturbi da uso di sostanze e nella malattia di Parkinson, e della cautela in associazione alla levodopa.
5. Evidenze cliniche
5.1 Ictus ischemico acuto — evidenza negativa
È l’area con i dati più consistenti e, insieme, la delusione più netta.
Studi di fase II e III degli anni Novanta e una successiva analisi pooled su dati individuali di pazienti (Dávalos et al., Stroke 2002) avevano suggerito un beneficio della citicolina orale sul recupero globale a 90 giorni, con un effetto più evidente nei sottogruppi trattati precocemente e ad alto dosaggio.
Lo studio confirmatorio ICTUS (International Citicoline Trial on acUte Stroke) ha smentito l’ipotesi. Si è trattato di uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, sequenziale, condotto in centri universitari di Spagna, Portogallo e Germania. Sono stati arruolati 2.298 pazienti con ictus ischemico acuto moderato-severo, randomizzati entro 24 ore dall’esordio a citicolina (1000 mg ogni 12 ore per via endovenosa nei primi 3 giorni, quindi per via orale fino a 6 settimane) o placebo; l’endpoint primario era il recupero a 90 giorni valutato con un test globale combinante NIHSS ≤1, Rankin modificato ≤1 e Barthel Index ≥95. Lo studio è stato interrotto per futilità alla terza analisi ad interim. La conclusione degli autori è che, nelle condizioni dello studio, la citicolina non è efficace nel trattamento dell’ictus ischemico acuto moderato-severo.
ICTUS resta lo studio metodologicamente più robusto mai condotto sulla molecola. Qualsiasi affermazione di efficacia neuroprotettiva “dimostrata” deve confrontarsi con questo risultato.
5.2 Trauma cranico — evidenza negativa
Lo studio COBRIT (Citicoline Brain Injury Treatment Trial), randomizzato e controllato con placebo su oltre milleduecento pazienti con trauma cranico da lieve a grave trattati con 2000 mg/die per 90 giorni, non ha rilevato miglioramenti significativi negli outcome funzionali e cognitivi rispetto al placebo (JAMA, 2012).
5.3 Decadimento cognitivo e demenza — evidenza favorevole ma debole
È l’ambito in cui i dati sono più incoraggianti e, contemporaneamente, meno solidi.
La revisione Cochrane sulla CDP-colina nei disturbi cognitivi e comportamentali associati a patologie cerebrali croniche dell’anziano (Fioravanti e Yanagi, 2005) aveva rilevato effetti positivi su memoria e comportamento nel breve-medio termine, segnalando però l’eterogeneità delle popolazioni, delle dosi e delle scale impiegate.
Successivamente, lo studio IDEALE (Cotroneo et al., Clinical Interventions in Aging, 2013) ha valutato la citicolina orale nel decadimento cognitivo vascolare lieve dell’anziano, osservando stabilità del punteggio MMSE nel gruppo trattato a fronte di un declino nel gruppo di controllo. Studi su pazienti post-ictus hanno suggerito un ruolo della somministrazione protratta nel contenimento del declino cognitivo post-ictale.
Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su Nutrients nel 2023 ha selezionato sette studi in pazienti con decadimento cognitivo lieve, malattia di Alzheimer o demenza post-ictus, rilevando in tutti un effetto positivo della citicolina sulle funzioni cognitive, ma segnalando che il ruolo nella pratica clinica non è stabilito. Una successiva sintesi ha confermato il segnale di miglioramento nei soggetti con compromissione cognitiva o demenza, giudicando però bassa la qualità complessiva dell’evidenza.
La lettura corretta è dunque: segnale coerente, dimensione dell’effetto modesta, qualità metodologica insufficiente per una raccomandazione clinica. Lo stesso limite si applica ai confronti indiretti con la colina alfoscerato, oggetto di meta-analisi comparative recenti.
5.4 Neuro-oftalmologia — evidenza in evoluzione
L’ipotesi neuroprotettiva sulle cellule ganglionari retiniche ha generato una linea di ricerca autonoma, in larga parte italiana e spagnola, su glaucoma, neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION) e ambliopia.
Studi randomizzati hanno riportato effetti favorevoli su parametri elettrofunzionali (PERG, VEP) e, in alcune casistiche, sul rallentamento della progressione del danno campimetrico. Una revisione sistematica pubblicata su PLOS One nel 2023 ha però concluso che non vi sono evidenze sufficienti a dimostrare una riduzione significativa della pressione intraoculare né un miglioramento significativo della preservazione delle cellule ganglionari, del campo visivo o della funzione retinica nei pazienti glaucomatosi.
L’area resta promettente ma non conclusiva. È inoltre il contesto in cui la distinzione tra impiego medico e impiego nutraceutico è più delicata, trattandosi di pazienti in trattamento specialistico.
5.5 Soggetti sani
Esistono studi randomizzati di piccole dimensioni su adulti sani, condotti prevalentemente con ingredienti brevettati e dosaggi di 250-500 mg/die, che hanno riportato miglioramenti su attenzione sostenuta, velocità psicomotoria e riduzione degli errori di impulsività. I campioni sono limitati, la durata breve e il finanziamento frequentemente industriale. Il segnale esiste ma non è sufficiente a sostenere affermazioni di potenziamento cognitivo nel soggetto sano.
6. Sicurezza e tollerabilità
Il profilo di sicurezza è uno degli aspetti meglio consolidati. Negli studi clinici, inclusi quelli con esposizione prolungata e dosaggi fino a 2000 mg/die, l’incidenza di eventi avversi è risultata sostanzialmente sovrapponibile al placebo. Gli eventi riportati con maggiore frequenza sono di natura gastrointestinale (nausea, dispepsia), cefalea e insonnia, tutti di intensità lieve.
La valutazione di sicurezza condotta da EFSA nel 2013 ai fini dell’autorizzazione come nuovo ingrediente alimentare non ha rilevato criticità alle condizioni d’uso proposte, con popolazione target costituita da adulti di mezza età e anziani.
7. Interazioni e cautele
- Levodopa. Possibile potenziamento dell’effetto per via dell’attività dopaminergica; nei pazienti parkinsoniani l’uso concomitante va gestito clinicamente.
- Farmaci con azione colinergica o anticolinergica. Interferenza teorica di segno opposto, da considerare in politerapia.
- Età pediatrica. Esclusa per vincolo regolatorio negli alimenti e negli integratori.
- Gravidanza e allattamento. Dati insufficienti; non è la popolazione target.
- Disturbi cognitivi di nuova insorgenza. L’impiego non deve sostituire né ritardare l’inquadramento diagnostico specialistico.
8. Dosaggi
I dosaggi impiegati in ambito clinico si collocano tra 500 e 2000 mg/die, con schemi in singola o duplice somministrazione. Gli studi sul decadimento cognitivo hanno prevalentemente utilizzato 500-1000 mg/die; quelli su ictus e trauma cranico 2000 mg/die.
Negli integratori alimentari commercializzati in Unione Europea il dosaggio è vincolato a un massimo di 500 mg/die. Ne consegue che le formulazioni conformi si collocano al limite inferiore dell’intervallo studiato in ambito clinico: una precisazione necessaria ogni volta che si citano dati di efficacia derivati da protocolli a dosaggio superiore.
9. Quadro regolatorio
La citicolina ha statuto duplice. In diversi ordinamenti extraeuropei ed europei è registrata come medicinale con indicazioni neurologiche; in Unione Europea è stata autorizzata come nuovo ingrediente alimentare.
La Decisione di esecuzione 2014/423/UE stabilisce che la citicolina può essere immessa sul mercato dell’Unione come nuovo ingrediente alimentare negli integratori alimentari con dose massima di 500 mg al giorno e negli alimenti dietetici a fini medici speciali con dose massima di 250 mg per porzione e consumo giornaliero massimo di 1000 mg, e che non deve essere utilizzata in alimenti destinati al consumo da parte dei bambini. Il parere EFSA a supporto identificava come popolazione target gli adulti di mezza età e anziani.
Il punto decisivo per la comunicazione è però un altro: non esiste alcuna indicazione sulla salute autorizzata per la citicolina ai sensi del Regolamento (CE) 1924/2006. In sede di valutazione EFSA aveva riconosciuto elementi favorevoli in relazione al metabolismo lipidico, all’omocisteina e alla funzione epatica, ma non alla funzione cerebrale. L’autorizzazione novel food riguarda esclusivamente la sicurezza dell’ingrediente e la sua ammissibilità: non costituisce, né implica, un riconoscimento di efficacia.
10. Limiti dell’evidenza e conclusioni
Il caso della citicolina illustra una discrepanza ricorrente tra plausibilità biologica e dimostrazione clinica. Il meccanismo d’azione è ben caratterizzato, il razionale coerente, il profilo di sicurezza eccellente. Eppure i due studi confirmatori di maggiori dimensioni — ICTUS nell’ictus acuto e COBRIT nel trauma cranico — sono risultati negativi, mentre l’evidenza favorevole si concentra in ambiti (declino cognitivo lieve, neuro-oftalmologia) in cui gli studi sono più piccoli, più eterogenei e metodologicamente più fragili.
Ne derivano tre conclusioni operative.
Primo: la citicolina non dispone di efficacia dimostrata su alcuna indicazione secondo gli standard che si applicano a un farmaco, e non deve essere presentata come terapia.
Secondo: nel supporto della funzione cognitiva dell’adulto maturo e dell’anziano esiste un segnale coerente e ripetuto, di entità modesta, sufficiente a giustificare l’interesse clinico e ulteriori studi ma non una raccomandazione.
Terzo: il profilo di sicurezza favorevole e la collocazione regolatoria di ingrediente alimentare rendono l’impiego ragionevole come misura di supporto in soggetti selezionati, a condizione che non sostituisca l’inquadramento diagnostico e che le attese siano proporzionate all’evidenza disponibile.
Quello che manca — ed è ciò che deciderà la collocazione definitiva della molecola — è uno studio randomizzato di ampie dimensioni, indipendente, con endpoint cognitivi validati e follow-up prolungato, condotto sulla popolazione in cui il segnale è più consistente: l’adulto anziano con decadimento cognitivo lieve.
Riferimenti essenziali
- Dávalos A, Alvarez-Sabín J, Castillo J, et al.; ICTUS trial investigators. Citicoline in the treatment of acute ischaemic stroke: an international, randomised, multicentre, placebo-controlled study (ICTUS trial). Lancet 2012;380(9839):349-357.
- Dávalos A, Castillo J, Alvarez-Sabín J, et al. Oral citicoline in acute ischemic stroke: an individual patient data pooling analysis of clinical trials. Stroke 2002;33(12):2850-2857.
- Zafonte RD, Bagiella E, Ansel BM, et al. Effect of citicoline on functional and cognitive status among patients with traumatic brain injury: the COBRIT randomized clinical trial. JAMA 2012;308(19):1993-2000.
- Fioravanti M, Yanagi M. Cytidinediphosphocholine (CDP-choline) for cognitive and behavioural disturbances associated with chronic cerebral disorders in the elderly. Cochrane Database of Systematic Reviews 2005.
- Cotroneo AM, Castagna A, Putignano S, et al. Effectiveness and safety of citicoline in mild vascular cognitive impairment: the IDEALE study. Clinical Interventions in Aging 2013;8:131-137.
- Is Citicoline Effective in Preventing and Slowing Down Dementia? A Systematic Review and Meta-Analysis. Nutrients 2023;15(2):386.
- Efficacy of citicoline as a supplement in glaucoma patients: a systematic review. PLOS One 2023;18(9):e0291836.
- Parisi V, Barbano L, Di Renzo A, Coppola G, Ziccardi L. Neuroenhancement and neuroprotection by oral solution citicoline in non-arteritic ischemic optic neuropathy as a model of neurodegeneration: a randomized pilot study. PLOS One 2019;14(7):e0220435.
- EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies. Scientific Opinion on the safety of “citicoline” as a Novel Food ingredient. EFSA Journal 2013;11(10):3421.
- Grieb P. Citicoline: a superior form of choline? Nutrients 2019;11(7):1569.
- Decisione di esecuzione 2014/423/UE della Commissione del 1° luglio 2014 che autorizza l’immissione sul mercato della citicolina quale nuovo ingrediente alimentare.
Documento a finalità informativa e di aggiornamento professionale. Non costituisce indicazione terapeutica né sostituisce la valutazione clinica individuale.












